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Fundación Loros
Pachita: La pappagalla che ha risvegliato il mio sogno di diventare veterinario

Pachita: La pappagalla che ha risvegliato il mio sogno di diventare veterinario

Di Miguel Ángel Aguirre Echeverry · Colombia, Valle del Cauca · Pappagallo testaazzurra (Pionus menstruus)

Fin da bambino, il mondo intorno a me sembrava muoversi a un ritmo diverso dal mio… I miei occhiali, il mio fascino per i libri e una mente che spesso vagava per sentieri inesplorati mi resero un bambino a parte, che osservava la vita da una distanza autoimposta.

In quella quiete, nell'eco silenzioso della mia solitudine infantile, sentii un grido disperato… un lamento minuscolo che mi spinse a uscire di corsa. Lì, sul bordo del pericolo, un piccolo pappagallo giaceva indifeso: un felino lo scrutava con intenzioni oscure. Senza esitare, lo raccolsi tra le mie mani tremanti. Il calore del suo piccolo corpo, la morbidezza inaudita delle sue piume, i colori vibranti che non avevo mai contemplato così da vicino… tutto in lui era un universo nuovo e affascinante.

Lo chiamai Pachita, senza sapere che quell'incontro fortuito avrebbe seminato il seme della mia vocazione e riempito il vuoto del mio mondo interiore.

Pachita divenne la mia ombra, la mia confidente silenziosa in quegli anni di introspezione. Nei suoi occhi brillanti scoprii la lealtà incondizionata, una connessione pura e sincera che trascendeva le parole. Il suo dolce cinguettio che chiedeva cibo; i suoi tentativi goffi di imitare il canto degli stormi che attraversavano il cielo… melodie che risuonavano unicamente nel mio cuore. Osservarla, studiare i suoi comportamenti, la sua etologia animale, accese in me una passione irrefrenabile per il mondo veterinario.

Eravamo un universo a parte: io, il suo grande amore umano, e lei, la mia piccola amica dal piumaggio smeraldo… così fedele e affezionata alle mie cure. Fu magico assistere alla maestria del suo volo, il modo in cui si dirigeva verso di me senza bisogno di un richiamo, persino il suo istinto protettivo verso chi si avvicinava. E il suo fischio! Una melodia unica che riempiva di gioia le mie giornate, così come i suoi tuffi felici durante il bagno e la sua delicatezza nell'assaporare i frutti che le offrivo.

Uno degli aneddoti più incisi nel mio cuore è il giorno in cui Pachita perfezionò il suo atterraggio sulla mia spalla all'udire il mio fischio. Ore di pratica paziente culminarono in quell'atto di fiducia assoluta. Non ho mai amato un animale con tanta intensità. Non le ho mai tagliato le ali, consapevole della libertà che le avrei negato.

Un giorno, l'euforia di un gol durante una partita di calcio fece sì che mio padre applaudisse con forza. Lo spavento fece sì che Pachita prendesse il volo… il mio cuore si strinse davanti alla sensazione di perdita. Tuttavia, la gioia tornò qualche giorno dopo quando la vidi arrivare… e non veniva da sola! Un maschio robusto la accompagnava. Compresi allora il suo bisogno di comunità.

Costruii una casa per loro sulla mia terrazza: una vecchia botte di vino trasformata in un hotel all'aria aperta. Col tempo, interi stormi arrivavano a condividere il cibo, come se un messaggio invisibile circolasse tra loro. Fu uno spettacolo meraviglioso che, tristemente, svanì con l'avanzare dell'urbanizzazione, il taglio degli alberi e la trasformazione di zone verdi in paesaggi grigi. Quella perdita accrebbe il mio desiderio di vivere in campagna… circondato dalla libertà degli uccelli e dedicato alla loro conservazione.

Sebbene il mio cuore si rattristò quando Pachita se ne andò per la prima volta, il suo ritorno con altri della sua specie mi rivelò una verità fondamentale: la vera libertà per un animale selvatico risiede nel suo habitat naturale, insieme ai suoi simili. Vederla interagire con il suo compagno, pulirsi reciprocamente, ascoltare i loro canti in coro… fu una lezione inestimabile.

Pachita, il mio Pionus menstruus, mi lasciò insegnamenti indelebili. Mi mostrò l'autenticità dell'amicizia, la lealtà incondizionata di un essere vivente. Mi insegnò ad abbracciare la mia individualità, a non sentirmi diverso… persino a usare quella differenza a mio favore!, come quando beccava chi si avvicinava troppo, conferendomi una peculiare reputazione tra i miei amici.

Immaginare Pachita libera, che solca i cieli smeraldo della sua casa, mi inonda di una felicità pura e indescrivibile. La libertà è l'essenza della vita. Che senso ha l'esistenza senza la capacità di essere e muoversi secondo i nostri desideri? Nessun essere innocente dovrebbe esserne privato.

Questa connessione profonda con Pachita, questo risveglio della mia vocazione grazie alla sua presenza fugace ma trascendente, non solo plasmò la mia infanzia solitaria: cementò il mio cammino come medico veterinario. Il mio lavoro quotidiano è spinto dalla stessa passione che sentii nel tenere quel piccolo pappagallo tra le mie mani; la fervente dedizione alla salute e al benessere della fauna selvatica.

Il sogno di visitare il suo mondo, di conoscere da vicino le riserve che proteggono queste meravigliose creature, non è solo un desiderio personale: è la convinzione che posso imparare da quei santuari e contribuire alla loro conservazione. Desidero essere parte attiva della protezione della bellezza alata che una volta arrivò alla mia finestra sotto forma di un sussurro smeraldo… un sussurro che mi guidò verso una vita dedicata a preservare la libertà che tanto apprezzo per ogni essere vivente.

Análisis y reflexiones desde Fundación Loros

La historia de Pachita demuestra que liberar no es soltar al aire y esperar lo mejor. El muchacho aplicó, sin saberlo, los principios de una liberación blanda: mantuvo a la lora en un entorno conocido, instaló un tonel-nido en la terraza y garantizó alimento y refugio mientras ella exploraba el entorno. Esa “estación de paso” le permitió recobrar fuerza, vincularse con la bandada de pionus cabeza-azul y, finalmente, elegir la libertad sin romper el lazo con el territorio.

El tonel transformado en hotel cumplió dos funciones clave: ofreció seguridad frente a depredadores y, al mismo tiempo, sembró fidelidad al sitio. Cuando Pachita regresó con un macho —y luego con más congéneres— quedó claro que el lugar había ganado valor ecológico para la especie. El joven no intentó retenerla; respetó sus idas y venidas, entendió que la verdadera prueba de éxito era verla partir y, de vez en cuando, volver por voluntad propia.

Ese proceso sencillo, replicable en patios y fincas, resume una lección poderosa: la conservación empieza en casa cuando convertimos espacios humanos en escalones hacia el hábitat natural. Al ofrecer refugio temporal, alimento adecuado y libertad de elección, se minimiza el estrés, se favorece el aprendizaje social y se incrementan las probabilidades de supervivencia.